Troppo tardi?

In questo articolo affrontiamo un bias cognitivo molto comune negli Italiani: la storia del è troppo tardi.

Cominciamo con tre esempi principe, per capire ciò che tratteremo in questo post.

Sono esempi reali, distillati in tre scenari tipici.

Troppo tardi

Troppo tardi: situazione 1

Ciao Seve. Sono mesi che continuo a pensarci: non riesco più a sopportare la mia università. Faccio questa facoltà perché me l’hanno detto i miei genitori, sicuri che mi aiuterà nel mondo del lavoro. Mi manca un anno, ma sono fuori corso. Ormai so che sono in ritardo e non riuscirò mai a recuperare il tempo perso!

“Quanti anni hai?”

23.

Ok.

Troppo tardi: situazione 2

Buongiorno signor Severino. Le scrivo perché da un anno e mezzo mi sento sciupata. Non mi interessa più niente di quello che faccio e sono spossata tutto il giorno. Quando mi sveglio alla mattina mi dispero al pensiero di dover andare in ufficio e quando arrivo a casa non ho energie per ascoltare i miei figli e mio marito. Non ce la faccio più, ma so che non posso cambiare lavoro, perché non troverei nient’altro.

Troppo tardi

Troppo tardi: situazione 3

Ciao Seve, ho 35 anni e voglio cambiare lavoro. In realtà vorrei cambiare proprio tutto: le persone vicino a me non mi capiscono e mi trattano come un idiota, perché sogno di fare un viaggio intorno al mondo. Scrivo a te, perché so di trovare una voce che mi supporta, ma poi qui sono circondato di persone negative.

Ormai ho capito che alla mia età non posso cambiare carriera, men che meno lasciare tutto e girare per il mondo. Mi prenderebbero tutti per pazzo.

Cosa posso fare?

Cerchiamo di capire da dove arriva questo disagio.

I mitici anni ’60

L’Italia ha avuto una piaga da cui non si è mai più ripresa: il boom economico. In quel periodo si sono formate delle idee di benessere assolutamente comprensibili, foraggiate dalla quotidianità di quel tempo.

La cultura però non è andata di pari passo con l’economia, purtroppo, e così alcune idee hanno preso piede e sono rimaste radicate nei cervelli di chi quegli anni li ha vissuti.

È nato così il mito del posto fisso e del godersi la vita quando si va in pensione (grazie, baby pensioni). Questo, unito al basso livello della formazione media italiana, ha creato due nuove generazioni di schiavi: i figli dei boomer.

“Trovati un lavoro serio”

Una gran parte di queste persone, occupate a lavorare tutto il giorno e a non formarsi se non all’interno del loro contesto lavorativo, hanno creduto che quella fosse l’unica realtà possibile, visto che è riuscita a creare una crescita economica e demografica molto rapida (hai voglia, dopo una guerra mondiale).

Di conseguenza, figli e nipoti di quella generazione sono stati educati con idee che mal si adattavano alla realtà VERA già dagli anni ’80 in poi.

Il lavoro fisso cominciava a scarseggiare, la quantità di stimoli aumentava esponenzialmente e l’automazione ha iniziato a farsi strada.

Il mondo è cambiato drammaticamente verso la fine degli anni 90 e da allora abbiamo visto passare centinaia di generazioni di evoluzione in pochi anni.

Nel 1999 avresti immaginato di vedere tuo nonno 94enne parlare tranquillo con Siri o guidare una Tesla?

E invece.

Troppo tardi

Navigare il mondo con mappe obsolete

Fra poco andremo su Marte e qui in Italia i ragazzi si sentono vecchi a 23 anni. Perché:

“Ti devi laureare in corso, così trovi un bel lavoro.”

Oppure ti trovi persone che a 35 anni pensano di non poter cambiare tutta la loro vita, perché è troppo tardi. Loro, che hanno visto il Commodore 64 e la vita prima di internet…

Dimenticando inoltre che l’aspettativa media di vita, mentre scrivo, è di 83 anni.

Dunque, queste persone rimarrebbero imprigionate nella loro vita (che non gli appartiene più) solo per altri 48 anni.

QUARANTOTTO ANNI!

Rimane troppo poco tempo, eh?

Pensare è faticoso

Perché spesso diventa difficile sfidare le nostre credenze?

Perché il pensiero è un’attività faticosa. Il nostro cervello, a riposo, usa il 20% della nostra energia.

Durante una sessione particolarmente impegnativa di pensiero, può arrivare anche intorno al 30%. Significa che quella pappotta che abbiamo dentro il cranio fa fuori tanta energia quanta ne usano le nostre gambe, e solo per restare acceso.

Inevitabile che pensare sia faticoso e che richieda allenamento.

Ma è anche un’arma potentissima.

Lavorare attivamente sulla qualità del nostro pensiero è un’abilità che ci permette di raggiungere qualsiasi (o quasi) cosa desideriamo.

Questionare la realtà per come ci viene dipinta da persone che non la comprendono è un’attività faticosa, ma necessaria.

Rifiutare le idee imposte dall’esterno e ricominciare a costruire le nostre è faticoso, ma necessario.

Se vogliamo davvero vivere come vogliamo (e come POSSIAMO, in questo mondo digitale ed esponenziale), per prima cosa dobbiamo avere una mente affilata.

È davvero troppo tardi?

Alla fine di questo articolo, ti inviterò a fare un esercizio, che servirà a renderti conto di quanto valga davvero il tuo tempo. In questo modo, sarai in grado di comprendere come, anche se ti senti vecchio hai a disposizione una quantità di tempo limitata… ma smisurata.

Se vuoi fare questa prova e accorgerti di quanto sei ancora giovane, scarica pure l’esercizio in fondo all’articolo.

Comincerai così ad affilare la tua mente.

Ti chiedo solo una cosa: se lo scarichi – e a me fa piacere – eseguilo fino in fondo.

La tua vita ti ringrazierà.

Noi ci sentiamo alla prossima.


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