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Depressione: di cosa ti vergogni?

In questo articolo parliamo di una cosa che non è per niente piacevole: la depressione.

Cominciamo col mettere le mani avanti: in questo luogo, chiunque tu sia, sei al sicuro. Qui sappiamo (in particolare io che sto scrivendo) cosa hai provato e cosa provi e non riceverai alcun giudizio.

Al massimo riceverai una mano, se sarai pronto o pronta ad accettarla.

Chi scrive ci è stato per 11 anni lì dentro e sa bene com’è, cosa si prova, cosa NON si prova e quanto è difficile destreggiarsi anche con le più semplici attività quotidiane.

Dunque, parliamone con la massima leggerezza possibile, che siamo già abbastanza pesanti così.

Vergognarsi di un raffreddore

Se è vero che specialmente in questo periodo ci si deve in qualche modo vergognare di starnutire per strada (questo articolo è scritto in pieno periodo COVID-19), prima di questo avvenimento assurdo a nessuno è mai venuto in mente di vergognarsi per una malattia stagionale.

Anzi, in Italia siamo pure doppiamente idioti: abbiamo un raffreddore o una sindrome influenzale? E chissenefrega, andiamo a scuola e al lavoro lo stesso. Ci hanno insegnato così: non è mica una cosa grave.

Anche se quel comportamento è indecoroso, porta con sé un grande vantaggio: non ci vergogniamo delle malattie. Ma la depressione è diversa. La depressione non è qualcosa che si vede bene. Non è qualcosa che è sempre comprensibile.

E dunque arrivano i geni:

  • Ma sì, tirati su, cosa vuoi che sia!
  • Non essere sempre così musone
  • Ma sei ancora a letto?
  • Smuoviti, vai a divertirti un po’ con gli amici

Partono, troppo spesso, le idiozie di chi nemmeno ha idea di cosa sia la depressione e la trattano come un momento passeggero di tristezza.

Le conosciamo tutti e conosciamo anche la solitudine che si prova quando si è circondati da persone che magari sono anche ben intenzionate, ma che non sono in grado di dare una mano.

Una malattia mortale

Ora, non stiamo parlando di raffreddore: la depressione colpisce più di 300 milioni di persone e, oltre a distruggere la vita personale e sociale di chi ne è colpito, spesso si prende proprio la loro vita.

Stiamo parlando di qualcosa che influisce in oltre metà dei casi totali di suicidio. Una malattia che tratteremmo più seriamente se avesse un altro nome.

Solo che, almeno in Italia, abbiamo generazioni passate che non hanno ancora compreso che anche la psicologia è una scienza e che i problemi della mente non sono inferiori a quelli del corpo.

Se pensi che una delle medicine più potenti di tutte, per qualunque condizione, è proprio l’effetto placebo, magari riesci anche a capire quanto è importante che la nostra mente prenda una direzione che sia desiderabile per noi.

Ma nel vortice della depressione, nulla di quello che abbiamo appena detto sembra semplice. Perché?

Il loop autodistruttivo

La depressione si nasconde nelle abitudini, nelle credenze, nelle idee delle persone che ci circondano: è nascosta dappertutto, tranne dove è semplice vederla.

Certo, pensa a una persona depressa e me la saprai descrivere con semplicità: saprai descrivere la sua postura, il suo sguardo, il suo tono di voce… ma non significa che quella sia l’unica forma che prende.

In ogni caso, non importa. Ciò che importa è che cominciamo a comprendere com’è fatta e come si fanno i primi passi per uscirne.

La depressione porta un livello di umore altalenante ma principalmente molto basso, per la maggior parte del tempo. Insieme all’umore, mancano le motivazioni e la visione di prospettive positive per il futuro. Ci si sente senza missione e la vita appare senza colori, vuota e piatta e priva di senso.

Ogni minima gioia viene spenta in tempi brevissimi e affogata in un mare nero di apatia, ansia, rabbia e tristezza. Il dialogo interiore e devastato da vergogna, mancanza di speranza e autodistruzione.

Non si ha voglia di fare nulla e anche quando la si ha, si tende a procrastinare e generalizzare all’infinito, così da rimanere nella stasi più totale.

Ogni tanto, per annegare l’orribile senso di vuoto, solitudine e oppressione, si iniziano dei comportamenti che nel breve termine spengono gli effetti depressivi (abusi di sostanze e sessualità promiscua), ma che poi nei momenti down riportano sempre più in basso.

Depressione: una e più strade per uscirne

Magari non sai nemmeno di essere depresso. Forse la vita ti sembra solo troppo monotona e non ti diverti più come una volta. Magari ti senti apatico e stanco, ma non è che non sei felice. È che adesso ti senti così.

Può essere che effettivamente tu non lo sia, o non lo sia ancora.

Il primo passo, in ogni caso, è chiedere una mano a un professionista. Un professionista qualificato della mente: uno psicologo o uno psichiatra. Questo è sempre il passo principale da compiere: dalla depressione non si esce da soli, MAI.

Certo, ci sono dei casi molto fortunati, ma la lotteria non è un modello di business vincente. Una volta capito che la depressione richiede un aiuto professionale, nulla vieta di migliorare la propria situazione.

In casi leggeri, potrebbe bastare ad uscirne abbastanza per non cadere in una forma grave. In altri casi, prepara il terreno per una guarigione più veloce e più completa.

Quali sono, dunque, i passi principali da compiere per uscire dalla depressione (escluso, ovviamente, il primo e più importante che è contattare un professionista)?

Vediamo insieme cosa fare.

Seminare per la vita

La depressione, prima di sfociare in patologia, è un messaggio: qualcosa non sta andando per il verso giusto nella nostra vita. C’è qualcosa dentro e fuori di noi che non sta andando come lo desideriamo e probabilmente abbiamo un forte conflitto tra i nostri valori interiori e la nostra quotidianità.

In aggiunta a questa separazione tra valori e vita quotidiana, si possono trovare abitudini dannose e situazioni fisiche che amplificano questo divario e facilitano la caduta nel vortice.

Per esempio, una delle cause principali della depressione è un sonno insufficiente. Non solo: una volta instaurato il loop tra sonno e depressione, diventa sempre più difficile recuperare il sonno.

Ma uno degli interventi più importanti che puoi fare è sistemarlo. Per farlo, ci sono molti interventi possibili, alcuni li ho raccolti in READY, che è un percorso dedicato proprio a quello.

Poi la dieta: hai mai pensato che zuccheri e altre sostanze legali ti stessero portando alla depressione? Ecco… lo fanno. La dieta è un’altra cosa che va sistemata: equilibrala, minimizza gli zuccheri e le sostanze ansiogene come il caffè e già alcune cose ti sembreranno più semplici.

L’esercizio fisico: pensa che, in diversi studi, l’attività aerobica regolare ha avuto effetti più profondi come antidepressivo degli antidepressivi stessi.

Poi la mente: devi ricostruire il tuo dialogo interno. Non è un compito facile e ci vogliono diverse settimane e tanta persistenza, ma devi spostare il focus del tuo dialogo da pensieri dannosi a pensieri funzionali a una prospettiva aperta della vita. Vedere spazi in cui muoversi, spazi che siano confortevoli è molto meglio che avere una mente oppressiva e autoflagellante.

Certo, ormai è abituata così, ma le abitudini si costruiscono… costruendole.

E poi… la tua vita.

Parliamoci chiaro, inoltre: se stai vivendo la vita di qualcun altro, questo è un fattore estremamente rilevante. Non ne uscirai, se non cominci a trattare la tua vita come qualcosa di valore.

Ma come puoi credere che abbia valore, se non è quella che desideri? Se la tua vita e la tua quotidianità sono il contrario di quello che vorresti, come puoi sentirti felice? Certo, puoi essere un grande meditatore, aiutarti con i soliti trick della gratitudine e del focus perfetto sulla positività (non il pensiero positivo, quella è una minchiata), ma la realtà è questa:

Tu devi vivere la vita che appartiene a te.

Se c’è una scorciatoia per rendere questa strada percorribile in tempi umani e uscirne per sempre, l’unica via è quella.

Devi vivere una vita che ti rispecchi.

Comincia subito e sbattitene di quello che pensano gli altri: tornerai in te solamente quando sarai te.

Depressione: non da soli

So che i consigli che ti ho dato poco fa non sono semplicissimi da attuare, specialmente nel caso che tu ci sia proprio dentro dentro dentro.

Ma si può, un pezzettino alla volta. Ogni grande cosa si costruisce un pezzettino alla volta.

Io, di mio, ho creato degli strumenti che sono accessibili e facili da usare, sia per il sonno, che per la mente, che per trovare la propria strada.

Ma non sei obbligato a usare i miei: ci sono tantissime risorse in tutto il mondo e ci sono tantissime opportunità per vivere una vita degna, se non addirittura fantastica.

E tu hai il diritto di vivere quella vita.

Comincia oggi.

Io ti abbraccio, noi ci sentiamo alla prossima.


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