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Adios felicità, welcome immortalità

Lo so, non si scrivono così gli articoli di blog. Bisogna fare la keyword research, poi scrivere tutto l’articolo ottimizzato SEO, così poi chi ti deve trovare ti trova mentre sta cercando altro… le so tutte queste cose, ma non me ne frega niente.

Questo articolo lo scrivo perché non tutto quello che ho da dire è ottimizzato SEO e obiettivamente, mi sono rotto di dover per forza fare la parte di uno dei cloni che infestano il mondo online.

È vero che molto di quello che facciamo è guidato da algoritmi assurdi e per questo ci ritroviamo inondati sempre dalle stesse informazioni e non ci chiediamo le cose fondamentali che dovremmo domandarci. La prima di tutte è: perché?

Dunque, parliamo dell’immortalità a cui ho accennato nel titolo.

E allora: perché?

Questo è ciò che sto esplorando in questo periodo. CLICK sta cambiando profondamente e in meglio e questo mi darà il tempo di occuparmi di ciò che davvero voglio seguire in questo momento. E la ricerca che sto facendo è il passo successivo. Se dal 2019 lavoro per la felicità delle persone, adesso voglio fare the next step.

E il passo successivo alla felicità è la ricerca dell’immortalità.

Cosa intendo per immortalità? Per prima cosa, la prosecuzione della nostra vita all’interno della vita degli altri per il periodo più lungo possibile. Un problema che però è sempre più difficile da risolvere per la quantità assurda di stimoli della nostra quotidianità e del livello sempre più labile della nostra attenzione.

Si muore e pochi minuti dopo è come se non fosse successo nulla. Certo, questo vale un po’ meno per le persone più care… ma quante persone frequentiamo così a fondo? E quanti ci frequentano così a fondo?

Oltre al vivere nei ricordi e all’ampliamento di questi ricordi in modo da regalare una legacy più lunga e profonda, c’è l’immortalità fisica. Perché dovremmo essere costretti a morire di vecchiaia? O meglio: perché dovremmo essere costretti a morire di malattie degenerative, malattie cardiache e tumori, tutti effetti della vecchiaia?

Grafico del rischio correlato all’età brutalmente scannerizzato da “Longevità” di Sinclair

Potremmo avere la possibilità di vivere molto più a lungo IN SALUTE e con un corpo capace: perché dovremmo rifiutare una possibilità del genere?

E infine c’è l’immortalità della coscienza. Se fossimo definitivamente liberati delle costrizioni del nostro corpo fisico, potremmo trascendere l’umano e raggiungere uno stato nuovo, che probabilmente aiuterebbe la nostra evoluzione come specie. Questo, tra le tre, è forse il più difficile da raggiungere, ma perché non provarci?

Lo so, sembra folle.

Per chi non è avvezzo a questo tipo di discorsi, sembrano vaneggiamenti di un folle o pura fantascienza. Ma la fantascienza può essere l’anticamera della scienza: gli stessi smartphone quindici anni fa non esistevano nemmeno. O meglio, esistevano dei tristissimi prototipi, prima che qualcuno di capace riuscisse a portare una nuova interfaccia che ha rivoluzionato tutto il mondo della produzione e della produttività.

Le stesse auto elettriche esistono da oltre 100 anni, eppure cominciano finalmente ad essere adottate quasi in massa, grazie alla convergenza di alcune tecnologie che hanno raggiunto il “tipping point”.

Il fatto che qualcosa non esista oggi, non significa che non esisterà per altri decenni o millenni: potrebbe essere qui domani (a tal proposito ho tenuto una masterclass “Prosperare nel caos”). Ed è inutile stupirci quando vediamo intelligenze artificiali scrivere meglio o disegnare meglio di umani: sono tecnologie esponenziali e quando raggiungono la curva verticale, saranno sempre migliori e sempre più veloci (migliori può voler dire molte cose, attenzione…)

Più vado avanti con l’età, più mi rendo conto che mi dispiacerebbe scomparire in un battito di ciglia, anche dalla mente e dal cuore di chi mi ha amato. Però ho visto tante persone intorno a me fare quella fine… anche persone tutt’altro che dimenticabili.

E credo che sia un peccato che l’unica memoria di “lungo” termine che possiamo lasciare sia quella genetica… che peraltro possiamo tramandare solo per metà.

So per certo che ogni umano è molto più di quello che rimane di lui, e vorrei che questo potesse avere un’espressione reale nel mondo reale. Ci sto provando da anni con il lavoro sulla realizzazione e sull’essere felici, ma a questo punto non è più abbastanza. Almeno non per me.

La pandemia poi ha dato una grossa mano, almeno a livello di consapevolezza: le persone si sono rese conto del loro tempo, del fatto che stanno facendo spesso scivolare la propria vita nel nulla, in qualcosa senza senso. Il salto di consapevolezza, almeno in maniera parziale c’è stato: il lavoro, quindi, va concentrato sugli strumenti per far fiorire quel salto, non nel fare il salto stesso.

Quello, ormai, in gran parte è fatto.

Un nuovo tipo di vivere

A questo punto, se stai ancora leggendo, vuol dire che o sei folle quanto me o qualcosa sta risuonando dentro di te. In fondo, tutti noi dobbiamo affrontare la morte e la brevità della vita. Tutti noi ricerchiamo un qualche tipo di realizzazione e felicità e tutti noi, bravi o meno, siamo umani e viviamo fino in fondo per la massima espressione di noi (che ne siamo consapevoli o no).

Per un breve periodo ho pensato di voler completare la mia offerta di percorsi con qualcosa che andasse a toccare la spiritualità e il senso della vita stessa, ma poi mi sono reso conto che oltre a non essere nelle mie corde – o almeno non più come una volta – non era quello che volevo fare. Sarebbe stato uno sforzo inutile.

Per questo, dedicherò l’anno che viene a spianare la strada per tutta una piattaforma dedicata all’immortalità: non tutta accessibile dall’esterno, perché non sarà una piattaforma intesa in senso “digitale”, ma tanto avremo occasione di parlarne ancora.

Questo significa che smetterò di dedicare lavoro alla felicità delle persone? Direi proprio di no: a cosa serve una vita più lunga se è una vita che fa schifo?

Vorrei che qualunque essere umano avesse le risorse fisiche e mentali per dedicarsi alla sua eredità in maniera completa, senza dover lasciare al destino questo risultato o senza ritrovarsi impreparato, a un passo dalla fine, senza aver intrapreso la strada che intendeva percorrere, magari strapieno di rimpianti.

Tutti i pezzi del percorso fatti finora serviranno per quello che verrà.

Noi ci sentiamo alla prossima.


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